domenica 24 gennaio 2010

UFO BRUNETTA

Che Brunetta sia un ministro nessuno lo sapeva fino a quando non si è inventata la favola dei fannulloni. In un Paese governato da uno che si sta ritagliando su misura le peggiori leggi per sfuggire ai guai giudiziari legati alla sua vita da imprenditore – quando rubare era lecito, ma tanto lo facevano in tanti e quindi c’era sempre un Bettino pronto a correre in aiuto – uno come Brunetta sembra ufo robot. Un uomo che pensa come se vivesse in un altro Paese e che si è messo in testa di rovesciare come un calzino la pubblica amministrazione.
È un uomo alienato, il povero ministro Brunetta. Tutti noi sappiamo quanto sia deficitaria l’amministrazione del nostro esiguo stato e come sia facile superare un concorso pubblico se conosci qualcuno, al di là dei tuoi meriti ma in virtù dei demeriti acquisiti sul campo.
Il veneziano Brunetta ci tiene agli schei. Viene da una famiglia umile. Ha faticato per diventare docente e se non avesse scelto Berlusconi come suo alter ego ora leggeremmo il suo nome tra i premi Nobel per l’economia. Che spreco il suo stare nel Palazzo!
Ma tant’è che il nostro ministro ha ingaggiato una dura lotta contro chi pensa di vivere dello stipendio statale facendo il furbo. A sentir lui in un anno le cose sono cambiate drasticamente. A detta dell’uomo della strada che frequenta gli uffici pubblici più di quanto faccia il ministro il lassismo è quasi raddoppiato. Ma si sa, con i numeri si fa politica. Tremonti si è costruito una carriera a furia di dare i numeri e interpretarli sempre secondo le magnifiche sorti e progressive.
Il nostro ufo robot ora è passato al contrattacco con i bamboccioni. Pensa che debbano essere cacciati di casa. Debbano trovarsi un lavoro. Rifarsi il letto e diventare uomini come si deve.
Da ministro a pedagogista è un passo notevole. La statura del nostro ministro è quella che è, deve pur alzare la voce per farsi vedere e sentire.
Ma stavolta è incappato in un errore madornale. I bamboccioni non esistono, caro ministro e prossimo sindaco in pectore di Venezia.
Esistono persone che lavorano con stipendi da fame e con buste paga finte.
Esistono giovani che si spaccano le mani e altro pur di guadagnare qualcosa.
Esistono plurilaureati e plurispecializzati che viaggiano nei paesi europei perché da noi la casta dei professori universitari li umilia e li tratta come servi.
Si aggiorni, caro ministro.
E soprattutto non insegni agli altri come dover fare. Lei è solo un ministro, un servo dello stato. Non è un padre costituzionale o un pater familias.
Stia nei ranghi e si contenga, come direbbe il suo presidente.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Dici che sei un prof e dimentichi di precisare che non hai preso l'abilitazione all'insegnamento e che non insegni e che ti hanno sbattuto fuori da una scuola privata per atteggiamenti immorali. Se parli di giovani che lavorano allora non parli di te, bamboccione