domenica 10 gennaio 2010

Un Latitante scambiato per statista

Mentre negli anni Novanta “via Craxi” era un caloroso invito a farsi da parte per chi aveva ritenuto, maldestramente, di utilizzare la politica per i propri affari personali, alle soglie del 2010 il mondo politico nostrano si preoccupa di dedicare una via al latitante di Hammamet.Milano sembra essere la città designata. La Moratti, che di politica ne capisce quanto Donadoni di calcio, è convinta che in questo modo si possa restituire dignità ad un uomo che ha segnato il destino del nostro Paese.E certo. L’uomo in questione è stato il capofila della degenerazione e del malcostume della politica degli anni Ottanta. Le tangenti, le raccomandazioni, il disavanzo pubblico, il deficit fiscale. Uno statista di alto livello. Pronto a scappare in Tunisia quando sapeva che il carcere era la sede per scontare reati gravissimi per sentenze passate in giudicato.Ma tanto si sa. Siamo il Paese dove tutto è possibile. Se abbiamo un presidente del consiglio che, dopo avere per anni insultato e minacciato gli oppositori politici, ora si è deciso a rifondare il partito dell’amore di ciccioliniana memoria vuol dire che nei prossimi anni sentiremo parlare di Bettino Craxi come dell’unto del signore. Colui che si è sporcato le mani, ma solo perché lo facevano anche gli altri. Senza avvertire uno scatto d’orgoglio civile e morale per la tangente diventata parte del sistema politico. Senza prendere le distanze dai suoi amici, ma pronto ad alzarsi in parlamento e fare il discorso del secolo solo per dire che se ti mettono una pistola alla tempia sei costretto a fare anche ciò che solitamente eviteresti. Un modo machiavellico per dire della necessità del rubare alle spalle dei dipendenti pubblici e privati, costretti a lasciare in eredità ai loro figli un debito di 30.000 euro per la polita alla puttanesca del nostro statista milanese.La boiata che vogliono farci bere è che Craxi era solo un capro espiatorio. Cioè la povera vittima di un sistema che aveva complicità ampie. Sappiamo, dalle indagini del pool di Mani Pulite, che non è stato propriamente così. Nella Milano da bere il Psi era il capofila nella gestione e nell’indirizzo delle tangenti.Ma oggi quando si dice la verità si rischia di passare per l’ultimo dei Massimo Tartaglia in circolazione.Non vogliamo che a Craxi sia intitolata nemmeno una tangenziale, come prospetta ironicamente Travaglio.Vogliamo semplicemente che lo si ricordi, qualora fosse possibile una lapide in una pubblica strada, come il latitante furbo e mariuolo, pronto a scegliersi anche il successore nella persona di sua impunità senza vergogna, al secolo Silvio cavaliere dell’amore perduto.

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